Kalashnikov

È morto all’età di 94 anni Mikhail Kalashnikov, l’inventore del celebre fucile d’assalto AK-47. Ecco il “ritratto” uscito il 18 settembre 2013 sulle pagine deLa Stampa.

Ha un suono caratteristico quando ve lo scaricano addosso …

È difficile riconoscerlo, anche perché il suo volto è diventato pubblico solo quando era ormai anziano, nonostante con il suo ingegno avesse cambiato il mondo più di Steve Jobs, anche se non altrettanto in meglio. Se fosse nato dall’altra parte della Cortina di ferro sarebbe diventato miliardario, ma lui risponderebbe che solo grazie al socialismo un autodidatta come lui, che aveva appena fatto le medie, è potuto diventare un uomo importante, con il petto che non riesce a contenere tutte le medaglie sulla sua uniforme di generale. Molti non sanno nemmeno che esiste, pochi sanno che è ancora vivo, ma in tutte le lingue del mondo si conosce il suo nome, scritto con la minuscola, perché ormai non è una persona, è un oggetto: il kalashnikov.

Un’invenzione e un inventore che hanno due storie parallele: di fama planetaria la prima, quasi sconosciuto, anzi, per anni un segreto di Stato ambulante, il secondo. Mikhail Timofeevich Kalashnikov, classe 1919, 17° di 19 figli di contadini deportati in Siberia perché per quanto poveri avevano terra di proprietà e quindi erano «kulaki», i nemici di classe. Un segreto che l’uomo-simbolo della supremazia sovietica ha tenuto nascosto per decenni, come il fatto di essere scappato dal confino falsificando i timbri per i documenti, il suo primo successo in tecnologia. Portandosi dietro la paura di venire smascherato, senza però mai mettere in dubbio il sistema che aveva devastato la sua famiglia: alla morte di Stalin ha pianto in pubblico, e resta un fedele tesserato del Pc.

Una biografia romanzata, che racconta la storia di Kalashnikov e del kalashnikov, un esempio di come un uomo può cambiare la storia quasi per caso. Un contadino con il pallino della tecnologia, poi un soldato dell’Armata Rossa che scrive di notte poesie sulle ragazze, che sopravvive per miracolo al suo carro armato nel 1941, e in ospedale ascolta i feriti della fanteria che si lamentano dei loro fucili. In un’epoca di guerre corpo a corpo, dove a decidere l’esito non erano i droni e l’elettronica, ma le masse umane gettate nel tritacarne della trincea, il calibro, la precisione, la semplicità d’uso potevano valere la vita. Con lo Sturmgewehr, il primo vero fucile d’assalto, i tedeschi facevano il tiro a segno contro i sovietici, e il sergente Kalashnikov decise di inventare l’arma giusta. La completò nel 1947 (da cui il nome ufficiale, AK-47, Avtomat Kalashnikova), battendo al concorso governativo i migliori ingegneri. Le malelingue dicono che aveva anche copiato le loro idee, o che addirittura fosse stato un prestanome, ma resta il fatto che il Cremlino scommette sul contadino-prodigio di soli 28 anni.

[http://www.lastampa.it/2013/12/23/esteri/kalashnikov-il-mitra-uguale-per-tutti-lTdXIX0nelkkoPpZvhv6nM/pagina.html]